martedì 11 agosto 2020

Addapassà 9 - Ultima tappa

 


 


Addapassà e lo abbiamo passato, l'Adda.
30km di sterrato, non li farò mai più.
Abbiamo vicino a casa patrimoni di cui non ci rendiamo conto. Il percorso dell'Adda da Brivio a Trezzo è un museo a cielo aperto, l'Ecomuseo leonardesco. Il traghetto di Leonardo, il naviglio di Leonardo, le chiuse  e i salti d'acqua di Leonardo e via così. Insieme a due centrali idroelettriche tutte mosaici lombardi, che meritano la visita. Purtroppo però, centrale Edison a parte, è tutto in uno stato di semiabbandono. Detriti nel canale, percorso pieno di buche, nessuna indicazione, nessuna area di sosta, nessun ristoro, atti di vandalismo mai recuperati etc. Sarebbe un'area per cui far pagare il biglietto di ingresso e farsi accompagnare da una guida, invece si sa a malapena che esiste. Che peccato. 
Noi comunque ce la siamo goduta con grande entusiasmo (sterrato a parte). L'attraversamento con il traghetto di Leonardo fa chiedere come mai non siano tutti così. Un uomo solo dotato di un mezzo marinaio porta il traghetto con carico di auto e passeggeri da una riva all'altra a forza di braccia. Solo facendo leva con il mezzo marinaio su un cavo tirato da parte a parte.

Oggi ci aspettavamo un tranquillo rientro in piano. Le ultime parole famose di Giuseppe:"pedialiamo sempre lungo il fiume che non va allinsu, komoot sbaglia, non avremo salite!" Abbiamo fatto la salita più salita che ci sia (pedalandola tutta, ormai abbiamo 2 stantuffi al posto delle gambe), per poi scendere a precipizio nel bosco su una discesa di ciottoli di fiume: ho ancora male ai polsi dalle frenate.

L'arrivo a Gessate è stato un bagno di realtà: sulla scala della metro una mamma incinta con piccolo in carrozzina attendeva tranquillamente che il marito finisse di sniffare polvere bianca di fianco a noi. Poi quando è arrivata la metro, 3 ragazzi con il passamontagna hanno scavalcato la barriera della stazione dietro al treno, sono passati sul binario, hanno installato una gopro e hanno disegnato qualcosa spruzzando vernice sull'ultimo vagone. Finché il treno non è ripartito ho avuto paura di una bomba.

Valeva il viaggio: il traghetto leonardesco


Partenza: Brivio
Arrivo: Gessate M2
Km percorsi: 36

Dislivello: -60m

Salite: 180m


lunedì 10 agosto 2020

Addapassà 8 - Sotto al nostro naso

 


Bello il Lago di Como, ma in quanto a ciclabili Iseo batte Como 10 a 0. La vista lungo il lago di primo mattino è splendida. La parte nord è tutta anse e calette che sembra di essere al mare.
Però non c'è ciclabile, quindi tutto strada a percorrenza veloce e addirittura da Abbadia Lariana verso Lecco la scelta era tra Strada Statale e traghetto. Su consiglio di un altro ciclista abbiamo optato per la Statale che effettivamente era fattibile: 1,5 km per poi immettersi finalmente sulla ciclabile di Lecco. Passato Lecco si costeggiano l'Adda, i laghi di Garlate e di Olginate e la laguna che sono bellissimi, ma tutta la ciclabile è sterrata e pietrosa. W il lago di Iseo!
Sosta a Brivio, un paese sull'Adda che merita assolutamente una visita. Città di confine tra Repubbluca di Venezia e Ducato di Milano. Ce l'abbiamo a un passo da casa e non ne sapevamo nulla. Credevamo di dormire a Brivio in provincia di Lecco, invece siccome sml'albergo è al di là del fiume, siamo a Cisano Bergamasco in provincia di Bergamo.


Valeva il viaggio: Varenna e le sue chiese medioevali

Partenza: Colico
Arrivo: Brivio
km percorsi: 58,9
Dislivello: -10m
Salite: 250m

domenica 9 agosto 2020

Addapassà 7 - il marketing della valle


Tappa breve di trasferimento. Da Ardenno a Colico. Con la costruzione della nuova strada della Valtellina, che salta Morbegno e sale con lunghe gallerie evitando i paesi, l'economia della valle sta cambiando. Il nostro albergo era sulla Strada Statale. Costruito nel 1800 come punto di sosta con 5 camere e le stalle per chi saliva la valle,  ha mantenuto la stessa impostazione ed è ancora gestito dal pronipote di chi l'ha costruito. Solo che ora sanno come fare sviluppo: un ristorante che cuoce alla brace famoso in tutta la valle, l'albergo frutto di un'azione e di recupero eccezionale, tutto pietra, camini, cunicoli  e legni antichi, inseriti in una struttura con tutti i comfort moderni. Con lo spostamento della strada statale la Galbusera è rimasta tagliata fuori, allora l'albergo gli ha affittato un'area per lo spaccio. Quindi di giorno sembra un bellissimo autogrill, con pullman e turisti che fanno sosta bar, bagno e biscotti, di sera ristorante e aperitivi e poi l'albergo. Ci hanno fatto lasciare le bici nella hall di fianco alla carrozza dell'800 per fare promozione per i ciclisti.

A merenda sosta in una fattoria che vende a km 0. Anche qui turisti che fanno scorte di salumi e formaggi. Anche qui hotel con Spa, visita alle stalle, zona ristoro, gelati di latte crudo. 


A pranzo sosta in una anonima pizzeria che ci si chiede come viva: fa da mensa agli operai che lavorano alla strada. Prima del covid a pranzo gestiva 120 operai/giorno. Adesso 2 o 3... Anche loro si stanno organizzando per segnalarsi sul Sentiero Valtellina come punto di ristoro, ma per farlo devo avere l'autorizzazione del Comune, della Provincia e della Comunità Montana. Non gli passa più.

Valeva il viaggio: lo sbocco della ciclabile alla foce dell'Adda nel lago e il pomeriggio in spiaggia al lago


Partenza: Ardenno
Arrivo: Colico
Km percorsi: 31,1
Dislivello: -70m
Salite: 350m





sabato 8 agosto 2020

Addapassà 6 - Verdeterapia

 



Ripartiti! Oggi 900m di dislivello in discesa. Nel verde.
Ciclabile immersa nel bosco, verde, tra i pascoli, verdi, a bordo fiume, verde, nel mais, verde!
Terza foratura, sempre la stessa ruota. In realtà era la valvola e non un buco. Ci hanno venduto delle schifezze di camere d'aria. Due camere d'aria due valvole rotte. No comment

Valeva il viaggio: il percorso Kneipp naturale alla foce del torrente Madrasco . Una passeggiata nell'acqua lenta e tiepida del torrente, poi nell'Adda ghiacciato poi di nuovo nel torrente per tornare alle bici.

Partenza: Bormio
Arrivo: Ardenno
Km percorsi: 84,6
Dislivello: -900m
Salite: 110m

mercoledì 5 agosto 2020

Addapassà 5 - Bormio





Bormio! Siamo arrivati. Oggi salita costante, 600m di dislivello. Abbiamo ovviamente pagato la giornata di ieri, con l'Aprica nelle gambe la mattina è stata faticosissima, ma avevamo tempo e ce la siamo presa comoda, tra pause foto e pause caffè.
In Valtellina hanno investito molto sulla ciclabile che è quasi tutta asfaltata, con ponti costruiti apposta, passerelle sospese, ringhiere e recinti. Il percorso si allontana dalla statale, attraversando paesini in pietra arroccati in angoli nascosti e le auto non si sentono neppure.
Per tutto il percorso siamo stati sorpassati da ciclisti che pedalavano in salita come noi in discesa. Hanno 10kg di bagaglio in meno, 10kg di bicicletta in meno, 10kg di peso in meno, 10-30 anni in meno e 10 anni di allenamento in più. Molti hanno la bici elettrica. Quindi siamo comunque molto soddisfatti di noi stessi.
La bici a pedalata assistita è una grande invenzione, puoi andare ovunque senza timori. La coppia più bella è stata: lui sessantenne ciclista dal fisico secco e nervoso, con bici normale, lei cicciottella con bici elettrica. E facevano la Valtellina tappa tappa come noi. La bici elettrica ha il difetto che è pesantissima. Quella della signora si era scaricata e lei si è trovata a spingerla in salita, poverina. Non credo che potessero arrivare a Bormio in quelle condizioni, speriamo abbiano trovato da ricaricare. L'ultimo strappo faticoso in salita era sotto a un brutto roccione e entrambi abbiano detto "che energie negative questo posto!": non avevamo capito di essere arrivati alla frana del 1987, dove sono morte 35 persone di cui 10 bambini che non sono mai stati ritrovati. 

Dove prima c'era il paese ora c'è un santuario in memoria. Prima dell'alluvione tutta la zona era già stata evacuata perché il pericolo era noto, tranne poche case ritenute sicure, invece l'onda d'aria generata dell'onda di piena è stata come un'esplosione e si è portata via tutto. Terribile.
Molto commossi abbiamo fatto l'ultimo tratto con lo sprint finale e siamo stati ricevuti da Bu e Bu in una casa meravigliosa tutta legno mansarda. Ora meritato riposo.

Valeva il viaggio: imparare la triste storia di Aquilone

Partenza: Grosotto
Arrivo: Bormio
Km percorsi: 35
Dislivello: 600m
Salite: 640m

martedì 4 agosto 2020

Addapassà 4 - il possibile




Prima sembrava impossibile, durante volevo morire, ma una volta arrivati in cima diventa possibile e viene da dire: mah, in fondo cosa sarà mai!
Oggi i primi km sono stati tra il 10 e il 15%, incredibile, non lo pensavamo neppure noi facendoli, lo abbiamo scoperto dopo dagli strumenti di bordo (telefoni e garmin). Nei 15km di salita all'Aprica abbiamo spinto solo su qualche tornante impossibile, qualche centinaio di metri in tutto.
Dopo quello, la salita al 5% è stata una passeggiata.
Non soddisfatti di essere arrivati a 1.181m siamo saliti a mangiare in baita a 1.240, ma ne valeva la pena. Tranquillizzati dall'imminente discesa (io terrorizzata, in realtà), ci siamo abbuffati come non ci fosse un domani. La ristoratrice ci ha visti satolli e infreddoliti per cui ci ha offerto una tisana di erba Iva, amarissima. Solo dopo che l'avevamo bevuta ci ha detto che era mooolto mooolto digestiva! Siamo partiti più leggeri... moolto moolto più leggeri.
Primi 300m di discesa, io con il male alle braccia dalla pendenza e dalla paura. Giuseppe si ferma di botto: ha bucato!!
Ovviamente la ruota dietro, più noiosa e complicata da smontare. E ovviamente non in paese, lasciato indietro 1km, ma nel nulla in discesa.

 Giuseppe è stato un drago, con molta pazienza ha smontato e rimontato tutto (più volte :-) ), poi siamo risaliti in paese per ripulirci dal grasso delle catene e far dare una controllata alla bici, aggiungendo un altro chilometro di salita.
Sarà che per il Covid i turisti sono pochissimi, ma qua sono tutti particolarmente gentili e disponibili. Il meccanico ha controllato e gonfiato la gomma e ci ha fatti lavare sul retro con la pasta sgrassante.
Quindi discesa e poi discesa e poi discesa. Divertentissimissima! Alla fine l'avrei rifatta, quasi non frenavo più, piegavo in curva e puntavo a raggiungere Giuseppe. Invano lui correva davvero, io facevo solo finta. Gasati dalla discesa e dal riposo abbiamo deciso di proseguire e poi ancora e poi ancora e siamo arrivati a Grosotto, aggiungendo 30km di salita e altri 200m di dislivello. La tappa di domani sarebbe stata Grosio a 2km da qui. Quindi abbiamo fatto 2 tappe in una nel giorno che credevamo più faticoso. Se fosse stato per Giuseppe saremmo arrivati a Bormio ma io no avrei fatto una sola pedalata in più.
La ciclabile dell'Oglio ha vinto il premio della più bella ciclabile d'Europa (ma non sappiamo se il premio era assegnato da 4 amici al bar o da un'organizzazione significativa), ma anche quella della Valtellina merita. Si parte da un lato dell'Adda e si passa all'altro, dopo qualche chilometro si ripassa di qua e poi di nuovo di là. Addapassà, appunto. È tutta così. La strada delle auto (particolarmente brutta in questa zona) non si vede e non si sente e si pedala quasi sempre lungo il fiume, tra alberi frutteti e, ovviamente, campi di mais.

Valeva il viaggio: la soddisfazione di essere arrivati in cima con il sorriso

Partenza: Edolo
Arrivo: Grosotto
Km percorsi: 46,8
Dislivello: 500m Aprica poi altri 200m
Salite: 820m

lunedì 3 agosto 2020

Addapassà 3 - Sempre crederci




Davano pioggia dalle 12 con il 95% di probabilità. Siamo partiti comunque, pronti a fermarci all'arrivo del temporale. Invece siamo arrivati a Edolo alle 15 senza una goccia d'acqua! Alle 15:30 è iniziato il diluvio.

Giornata avventurosa: dopo i primi 8km di salita nel bosco abbiamo trovato la strada interrotta da una piena del torrente. Saremmo dovuti tornare indietro di 6km e rifare la salita.
Risultato: abbiamo guadato il torrente. Una bici per volta senza bagagli e poi il resto. Bello viaggiare in due! Ha fatto tutto Giuseppe e io da sola non sarei stata capace.
Arrivati a Capo di Ponte abbiamo deciso di seguire la ciclabile che sembrava meno ripida, nonostante komoot ci consigliasse di tornare indietro. Ha sempre ragione komoot: tornanti sterrati a gogò. Ma siamo stati bravissimi, non abbiamo spinto.
Così siamo arrivati alla città delle oche.


In un casolare arroccato sul monte hanno costruito un villaggio di casette di legno lungo il torrente, con stradine ponticelli e il ristorante (la mangiatoria) per le oche!
Al 17mo km, nel bel mezzo di una salita impossibile Giuseppe ha cambiato e gli si è irrimediabilmente incastrata la catena. 15min per sbloccarla, di fianco a un cavallo al pascolo che ci guardava stranito.

Valeva il viaggio: i ponticelli sull'Oglio di prima mattina. Rilassati, freschi, quasi freddi e felici.

Partenza: Breno
Arrivo: Edolo
Km percorsi: 34,9 (sempre i soliti 100m)
Dislivello: 400m
Salite: 620m

Addapassà 2 - Mais dire Mais



Lago di Iseo!! La ciclabile è meravigliosa. La strada delle auto corre alta e la ciclabile bassa sul lago sotto ai roccioni a strapiombo. Primi 30km di passeggiata lungo lago, poi mais e poi mais e poi 🌽 dei camuni. La strada non si vede mai, si pedala sempre immersi nel verde. Non avevamo prenotato l'albergo e pensavamo di allungare la tappa, ma a Breno il temporale ha anticipato e ci siano fermati.
Avevamo visto un albergo attrezzato per celiaci e abbiamo puntato lì, ma ovviamente era mooolto in salita!. Breno ha 6 banche per 5000 abitanti, oltre alla sede dell'Agenzia delle entrate, una sede Enel Distribuzione, una centrale Edison, Camera di Commercio, ATS, la sede della Comunità Montana della Valle Camonica, il tribunale. È uno sputo, ma da sempre è il centro amministrativo di tutta la valle, lo ha deciso la chiesa nel 1600 e così è rimasto sempre. Qua dicono "Comodala sa de sura de Brè" , ovvero riuscire a sistemare le cose senza passare dal tribunale di Breno.

Valeva il viaggio: ovviamente la ciclabile del lago di Iseo

Partenza: Paratico
Arrivo: Breno
Km percorsi: 60,8
Dislivello: 150m
Salite: 250m

sabato 1 agosto 2020

Addapassà 1 - Acqua



Dove c'è acqua il mondo è più bello.
Oggi Martesana, Adda, Serio, Oglio.
La Martesana di mattina è bellissima, semideserta, con anatre e uccelli che girano indisturbati. anche l'acqua sembra più tranquilla.
Arrivati all'Adda abbiamo provato a spostarci sulla sponda sinistra, seguendo le indicazioni di uno sconosciuto che su komoot mi aveva mandato delle foto. Grande komoot!! (e grande il matte che ce lo ha fatto scoprire). Prima bosco lungo l'acqua, poi due lunghi ponti che attraversano il fiume in un punto panoramico, con grandi prati e spiagge ombrose, infine un passaggio sull'argine destro stretto stretto e lasticato.




 34 gradi in mezzo al mais, attraverso cittadine inutili e deserte. Abbiamo puntato al Serio sperando in acqua e ombra, ma era totalmente secco. 
All'improvviso nel nulla ci è comparso davanti il Pantheon della bergamasca.


La chiesa di Ghisalba è incredibile: dietro a un grande colonnato che sembra un tempio greco, la chiesa è enorme e circolare, sormontata da un cupolone. Il tutto circondato da finti alberi di ferro e sculture varie. Chissà perché nel 1800 sono venuti a costruirla proprio qui. Ottimo posto per una sosta all'ombra nella vana attesa che cali la temperatura.
Infine l'Oglio: non abbiamo resistito e abbiamo fatto il bagno vestiti in un lavatoio sul fiume, mi ci sono quasi addormentata.
Purtroppo mentre eravamo lì un signore è arrivato di corsa e ci ha chiesto se avevamo visto passare una donna affogata. Non avevamo visto nulla, ma purtroppo c'era davvero. L'hanno trovata poco più su di noi, abbiamo sentito che cercavano di rianimarla, sono arrivati ambulanza e elicottero, ma non ne sappiamo nulla. Non abbiamo trovato notizie nel web, speriamo ce l'abbia fatta.
Comunque orgogliosi e compiaciuti siamo arrivati al lago di iseo, ma l'albergo era in cima a una salita impossibile! Ne avevamo appena fatta una tosta per arrivare al lago e l'ultima ci ha colti impreparati. Gli ultimi 200m ho spinto...

Valeva il viaggio: il bagno nel canale 

Partenza: Gessate M2
Arrivo: Paratico (Iseo)
Km percorsi: 59,9 (accidenti solo per 100m!)
Dislivello: 50m
Salita: 250

venerdì 31 luglio 2020

Addapassà 0 - Preparativi





Il lockdown ci ha fatto riscoprire la bicicletta: cyclette prima, bicicletta dopo. 2 mesi a parlare solo del viaggio, a pensare a come allenarci, a che percorso fare e come sistemare le bici.
Per fortuna avevamo il nostro consulente personale che ci ha aiutati a perfezionare il percorso, ci ha dato i programmi di allenamento, ci ha consigliato cosa cambiare nelle bici e ci ha prestato borse e attrezzi vari. Praticamente il viaggio lo sta facendo lui. Ho scoperto che ilmatte può avere una pazienza infinita.
Le bici sono state sistemate all'ultimo perché con i bonus l'officina aveva troppo lavoro. Ci siamo fidati dei tecnici ma il matte era meglio. Abbiamo aggiunto corone davanti, tolto parafanghi, cambiato il manubrio. Tutto di fretta e con una sgradevole sensazione di scarsa affidabilità dell'officina, ma si parte!


Con il bagaglio più piccolo di sempre.

giovedì 31 agosto 2017

Degna conclusione


Danza del ringraziamento


Anche oggi, l'ultimo giorno, riusciamo a godere di uno spettacolo intenso e maestoso.
Tonalità rosa tagliate da fasci azzurri su uno sfondo grigio chiaro ci incantano mentre le onde del mare accarezzano delicatamente la spiaggia.
Di riflesso guardo Martuz e mi avvio verso la danza del ringraziamento. 
Contro ogni aspettativa abbiamo avuto tre giorni di sole e di mare calmo e caldo, quando le previsioni parlavano di piogge torrenziali.
Non so se Buddha o Brahma, ci hanno protetti lungo questo viaggio

Aw khon, Cambodia. Lia hao-y!!!

martedì 29 agosto 2017

Sempre crederci!

In barba a tutte le previsioni oggi abbiamo avuto il sole tutto il giorno!

Valeva il viaggio:


lunedì 28 agosto 2017

Mare!

Stanchi e soprattutto stufi di fango, abbiamo rinunciato al secondo trek e abbiamo deciso divtrascorrere gli ultimi giorni al mare.
Non avevamo neppure scaricato la guida della zona costiera, perchè troppo turistica e troppo piovosa i  questa stagione, ma alla fine abbiamo pensato che trascorrere gli ultimi giorni affacciandoci sull'oceano da un albergo decente non sarebbe stato male.
Oggi quindi ci siamo sciroppati 13 ore di autobus per arrivare a Sihanoukville. Luci, Casinò, resort, pizzerie e McDonald's alternati a rassicuranti spazzatura e mucche. Giusto per essere sicuri di essere ancora in Cambogia.
Dopo aver ketto per 1 oretta ke email ce ne andiamo a cena in spiaggia.

Valeva il viaggio: speriamo la cena in spiaggia!

domenica 27 agosto 2017

Orcelle

Lasciamo la giungla stanchi ma contenti. Questa mattina diluvia e ci aspettano 4 ore di viaggio in minivan. Il proprietario della guesthouse, cinese, ci aveva garantito viaggio confortevole. A  bordo troviamo già 8 persone!!!
Si parte, e lungo il tragitto il nostro Nuvokhmer (ricordate? L'autista lo chiamo così in onore del Nostro Nuvolari) carica altre persone! Ma dove ci mettiamo? Contiamo 15 posti, ma arriveremo a 20, con 4 bambini. In Buddha I trust!
4 ore incredibili qui sono pazzi. Non riusciamo ad abituarci.
Arrivati a Kratie, nella nostra guest house troviamo chi ci organizza la gita per vedere le Orcelle, delfini di acqua dolce, nel Mekong. Ci aggreghiamo ad una giovane tedesca sotto i 30 anni, che si è concessa 6 mesi di aspettativa per decidere della sua vita, lavoro, matrimonio!! Come sono piu avanti i tedeschi, grazie Luthero
Ci imbarchiamo, il Mekong è immenso, ma mette a suo agio. La corrente non è forte, oggi poche barche in giro. C'è quiete intorno. Raggiungiamo la zona dei delfini, silenzio assoluto, i marinai spengono i motori delle barche per dare spazio alla sinfonia della natura.
Sbuffo, dove? La, no li, intorno a noi delicatamente emergono in coppia o da sole le nostre orcelle.
Una poesia vederle, il movimento fluido nell'acqua e lo sbuffo timido sono in sintonia con l'ambiente intorno.
Siamo emozionati. Vorrei essere uno di loro e immergermi nell'acqua.
Torniamo in gHouse, salutiamo la nostra amica.
Ceniamo nella guest House ma qui il turismo ha fatto perdere la cucina Khmer. Trovo nel menu spaghetti alla bolognese! Prendiamo il solito noodle e la solita zuppa. Male!
Ninna.

sabato 26 agosto 2017

giungla 2

Il rientro dalla giungla è stato inizilamente più interessante dell'andata.
Abbiamo bevuto dall'albero dell'acqua: basta tagliare un ramo e l'acqua cola fuori goccia goccia.
Abbiamo estratto cera dall'albero della cera: si intaglia orizzontalmente il tronco, si dà fuoco al taglio e la cera comincia a colare fuori come sangue da una cicatrice.
Abbiamo incontrato dei bufali.
La seconda parte è stata un incubo. Niente più guadi, abbiamo camminato per un'ora e mezza sprofondando nella melma fin sopra alle caviglie. Non ne potevo più!
Finalmente arrivati alla baracca della guida ci siamo fermati all'asciutto per il pranzo.
Giuseppe e io ci siamo guardati e avevamo entrambi i pantaloni macchiati di sangue.
Accidenti a noi, abbiamo preso le zecche!!
Si erano staccate da sole, per fortuna, ma le punture continuavano a sanguinare anche la sera in albergo.
Ci siamo medicati e messi la pomata al cortisone e stamattina erano già pulite.
A quel punto eravamo stanchissimi e un pò di malumore, per cui non ci siamo goduti la visita al villaggio (altro fango baracche e spazzatura) nè al cimitero tampuon, per lo meno io.

Valeva il viaggio: certamente non le zecche

venerdì 25 agosto 2017

Welcome to the Jungle!!

Istruzioni per l'uso:
Anche se siete con le guide, la giungla è cosa seria!
Bisogna essere attrezzati. Niente Hogan, jeans Armani e polo lacoste.
Di seguito l'essenziale per una escursione:

Le scarpe: sono fondamentali quelle da trekking, i terreni sono scivolosi. Le nostre guide con le infradito hanno preso delle cadute che ancora oggi ben ricordano.
Fiumi, fango, sabbia e roccia levigata i terreni.
Le stringhe delle scarpe ben allacciate, il fango o la calce possono bloccarvi la scarpa (vero Martuz?!)

Pantaloni: quelli lunghi, le piante graffiano e tagliano, animaletti in agguato ce ne sono, meglio stare tranquilli.

Maglia o camicia: a manica lunga sono perfette, meglio chiare respingono gli insetti.
Materiali tecnici sintetici, il clima è umido è difficile far asciugare i tessuti naturali.

Bastone di bambù: se siete degli equilibristi ne fate a meno, nei fiumi o nelle discese di fango però può aiutare.


Zanzariere: obbligatorio, sono antitutto o quasi. La zecca se la porti dentro saltella. Fidatevi!

Costume: perfetto quello che avete, l'acqua fresca ossigenata dalla cascata vale due giorni di fatica.

Illuminazione: Torcia frontale e a mano potente quanto basta

Coltello: Il macete lasciatelo alla guida potreste farvi male
Attenzione: non è mai abbastanza. 4 occhi: uno in alto, uno in basso due ai lati. Orecchie per il dietro.

Pericoli: Cobra e pitoni con le guide non sono un problema, forse qualche ragno. Ma il pericolo arriva quando non te lo aspetti. Un montone lasciato libero può puntarvi e se parte, mezza giungla è spazzata via. State fermi o muovetevi lentamente.

Divertitevi!!!

abbiamo voluto la giungla?


e adesso ce la godiamo.
Dopo una notte passata a controllare se i topi che facevano rumore erano in camera o sul tetto, siamo partiti presto: 1 ora di moto, 1 ora di barca sul fiume Sesan e 3 ore di cammino.
La camminata nella giungla all'andata è stata picevole, non emozionante. Fattorie, risaie, boschi di bambù e poi vegetazione fitta fitta che per passare la nostra guida apriva la atrada con l'accetta.
Eravamo accompagnati da due guide, una khmer che parla inglese e una tampuon che sapeva orientarsi nella giungla e ci poteva far attraversare i villaggi delle minoranze locali.
Nella giungla non c'è distinzione tra una pianta e l'altra, ogni albero è coperto da rampicanti, parassiti, liane, radici e altre piante. Abbiamo fatto un tratto con la pioggia, ma quasi non ce ne siamo accorti perchè le piante ci proteggevano.
Al primo guado di un torrente ci siamo tolti scarpe e calze e arrotolati i pantaloni.
Al secondo guado siamo passati su dei legni e io sono sprofondata nel fango, che mi ha risucchiato una scarpa.
Dal terzo guado in poi, ne avremo fatti una decina, siamo entrati in acqua con calze, scarpe e pantaloni lunghi, l'acqua sopra alle ginocchia, felici di ripulirci un pò.
Le guide avevano le ciabatte di gomma e inizialmente li abbiamo guardati con ammirazione. Poi loro hanno cominciato a scivolare nel fango e a finire nel torrente con tanto di zaino e noi siamo stati molto compiaciuti delle nostre scarpe.
La camminata è stata ampiamente ripagata dalla nostra deatinazione finale: una meravigliosa cascata con pozze d'acqua dove fare il bagno.
Nella stagione secca è destinazione di diverai gruppi di turisti, ma questa volta c'eravamo solo noi.
Ci siamo sentiti Mowgli nella giungla, immersi nell'acqua smeraldo circondati da pareti di roccia a strapiombo e alberi.
Alle 17 abbiamo cenato. La guida tampuon ha preparato dei bicchierini da liquore con un bambù piccolo, con i quali abbiamo brindato bevendo un distillato di riso.
Il bambù più grande e stato usato come pentola per stufare carne e verdura sul fuoco a legna.
Alle 18 era buio e le guide sono andate a dormire, noi abbiamo retto fino alle 19.
Abbiamo dormito in amache appese a una struttura di bambù che le guide hanno coperto con un telo di plastica per proteggerci dalla pioggia.
Noi avevamo due amache con zanzariera: è stato come dormire in un bozzolo. Il fragore della cascata copriva qualsiasi altro rumore sospetto.
Ha piovuto tutta notte, come ogni notte, ma la mattina ha smesso.
Bambù medio per fare le tazze del tè e riso con carne per colazione.

Valeva il viaggio: il bagno nella cascata!

giovedì 24 agosto 2017

gemme e dolore

Il khmer teacher and his friend, le nostre guide,ci presentano la vita delle minoranze etniche (Minority people).  
La comunità dei Kreung  vive in un campo enorme di alberi da gomma. 
Entrando nel villaggio, vediamo subito delle baracche fatiscenti. Tutto intorno, ci incuriosiscono, montagne di terra rossa alte due metri e buchi per la strada, ma non capiamo. Una donnina distinta con un sacchetto - sembra un beauty-case - ci segue e cisorride. Uhm! Ci controlla, ma attraversiamo il villaggio. Superiamo le baracche.
 "Cambolgia!!!"
File di cumuli rossi e buche perfette, uomini, all'argano di legno e corda, tirano su secchi di terra. Dentro ci sono le gemme!!
Non posso toccare la terra, la signora mi rimprovera, chissà, una ametista un acquamarina....
Al primo buco nella terra, mi sporgo e vedo un buco di 15 metri. Un uomo con le mani raccoglie la terra nel secchio! Terribile. E se la terra sopra sprofonda? Mi viene in mente la tragedia di Alfredino il bambino caduto in un pozzo quasi 40 anni fa!!! 
Il nostro Teacher  ci fa il quadro: il boss che controlla il campo della gomma, arriva ogni sera e negozia le pietre con gli operai: se vendi guadagni,  altrimenti non mangi. Non c'è cooperazione tra loro, ogni squadra è indipendente (2 all'argano, uno sotto). 
Quindi riepilogando,  i poveretti hanno ceduto le loro terre alle company della gomma (E bravo Sarkozy!!!) per pochi dollari ad ettaro. Lavorano come schiavi e se son bravi guadagnano qualcosa. In più controllano la produzione degli alberi di gomma.
Siamo scioccati è tempo di andare.

le donne ormai scafate ci vendono delle pietre. Diamo qualcosa per farli vivere.

Serata complicata...

Felici al rientro abbiamo scoperto che il padrone di casa ci ha cambiato camera e ci ha messi in un bellissimo bungalow tutto di legno rosso.
Camera, antibagno tipo sauna con doppia porta e bagno con acqua giallastra ma calda.
Giuseppe chiacchiera in veranda con il padrone di casa mentre io mi accomodo sulla panca in antibagno per un pò di toilette. Peccato che fosse un tronco appoggiato solo centralmente su un altro tronco per cui mi sono malamente ribaltata tirandomi la panca addosso. Taglietto a una mano e botta alla schiena,  ma nessun danno serio.
Andiamo a cena  e il padrone di casa esordisce chiedendoci scusa perchè ieri notte i topi sul tetto hanno fatto molto rumore. È vero, ma fino a quel momento ci eravamo illusi che non fossero topi.
Ci dice che le stanze sono sicurissime, basta tenere chiusa la porta di bagno e antibagno. Naturalmente noi l'avevamo lasciata aperta.
Durante la cena ci organizza per il trekking di domani fornendoci un frutto odoroso da tenere in borsa per tenere lontani i cobra nella giungla. Secondo me ci prende in giro, ma il frutto ce lo siamo preso comunque. Poi ci racconta di quando con lo scooter ha incontrato un pitone tornando dal lavoro (che bufalaaaa!!).
Mentre chicchieriamo sentiamo un carretto tipo "è arrivato l'arrotino", che vende qualcosa. Il padrone di casa scatta veloce e torna felice con un sacchetto apparentemente di uova sode. Le offre anche a noi: si tratta di pulcini ancora nell'uovo, metà uovo sodo e metà pulcino cotto. Si mangiano rompendole dalla parte tonda, versandovi limone sale e pepe e prendendo il contenuto con un cucchiaino come con le uova alla coque. Giuseppe ha osato, io no.

Comunque, opportunamente sensibilizzati sul tema bestie, torniamo in camera stando attenti ad accendere la luce solo a porta chiusa. Giuseppe va in bagno e io noto che in antibagno ci sono due fori sul pavimento dai quali può entrare non solo un topo ma anche una pantegana. Faccio per chiudere la porta per lasciare fuori le pantegane e mi trovo sul piede un ragno di 6-7 cm. Io strillo e salto sul letto come le donne dei fumetti, mentre Giuseppe, il mio salvatore, zompa fuori dal bagno armato di Biokill e inizia l'inseguimento. Cerca di farlo scappare fuori o di prenderlo vivo ma non c'è niente fare, il ragno è troppo veloce. Pur di vincere la singolar tenzone lo calpesta in bagno. Fine del ragno.  
Per finire, abbiamo stupidamente finito l'acqua, che però ci viene offerta dalla casa, come sempre. solo che questa volta le bottiglie in frigo non sono sigillate. Saremo impressionati dai racconti o dall'acqua giallastra che esce dal rubinetto, ma stasera mettiamo la toraxodina nella bottiglia prima di berla e dormiamo con la zanzariera ben chiusa.