Finalmente!
Zaino rosso, scarponcini, maglia a righe. Rinascita.
24 ore di viaggio per arrivare a Iguazù, le cascate infilate nell'incrocio di confini tra Brasile, Paraguay e Argentina.
L'inizio del viaggio ci spaventa, (sarà un destino?) io raffreddore e febbrone e poi piove...
Non ci perdiamo di entusiasmo e armati di mantelle cerate andiamo dritti alla Garganta del Diablo, la più imponente delle cascate di Iguazù
Ho pianto.
Davvero, con i lacrimoni.
È uno spettacolo che nessun racconto, foto o filmato può descrivere.
Altro che Diablo, si tratta di madre Natura che ti ricorda con tutta la sua potenza che tu sei piccolo e inutile e che lei comanderà sempre.
Io non ho visto le cascate del Niagara, ma pare che Eleanor Roosevelt venendo qui abbia detto che in confronto sono un rubinetto che gocciola.
Non è l'altezza che fa impressione, ma l'estensione e la portata d'acqua.
Tra l'altro gli spruzzi di ritorno delle cascate e il tasso di umidità rendono totalmente indifferente il fatto che piova. Anzi, a 34 gradi una pioggia rinfrescante seguita da un raggio di sole, fa anche piacere.
Valeva il viaggio: l'irresistibile desiderio di buttarmi nella cascata.
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